Mont Blanc Around trip


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Mercatino Equo e Solidale

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Volevo andare verso il mare di Posillipo per scattare delle foto alle onde, ma stavo un pò scocciato e me ne stavo ritornando a casa. Poi ho visto che c’erano questi stand in piazza e mi sono fermato.

EccoVi una serie di foto scattate in Piazza Dante dalle ore 12, 30 alle 13,30. Il tempo è stato un pò nuvoloso e le foto mi sono venute, a tratti un pò sbiadite. Però ho rimediato grazie a Adobe Lightroom.

Il sogetto di oggi è il Commercio equo e solidale,. In pratica un mercatino allestito nella piazza di cui sopra. I diversi stand offrivano prodotti naturali di Farm autogestite e alcune iniziative rivolte al mondo dell’ecologia e della lotta contro le Ecomafie. Nella piazza ho trovato anche uno banchetto dedicato alla raccolte di firme per evitare la privatizazione dell’acqua. Ho firmato anch’io, perchè credo che sia una cosa assurda e criminale privatizzarla. L’acqua è un bene di tutti: ricchi e poveri e nesuno ci deve lucrare sopra. Solo che i ricchi se la possono permettere, i poveri no! Per questo motivo se anche Voi vedete una iniziativa di questo genere, non siate timidi: FIRMATE!

Galleria

Quartieri Spagnoli

https://i1.wp.com/c2.api.ning.com/files/8CdnOK8gXhsJ8AcovlbZiMqEJf*yBr0v806Mx4ar330zkcMW3CnZEI95qHgajJbN/quartierispagnoli.JPG

Oggi ho voluto scattare alcune foto in uno dei luoghi meno “visibili” della mia città: i Quartieri Spagnoli. Così per dare un idea più “vera” di Napoli.

Una città che viene immortalata, quasi sempre con immagini panoramiche (anche io le faccio), ma che sono solo il lato migliore. Per rendere al meglio l’idea,  ho realizzato un video- slideshow, con le foto, musica e una  poesia. In questo post, oltre alle sudette, inserisco anche il video.

Per il resto delle foto cliccare qui: Quartieri Spagnoli

Buona visione.

Via Luca Giordano di sera

Questa sera sono andato in via  Luca Giordano la zona del Vomero dove si stanno allestendo per gli acquisti di Natale i negozi ch contrastano con le bancarelle degli extracomunitari che vendono un pò di tutto, dalla bigiotteria ai cd pezzotti, dai giocattoli cinesi alle ultime “novità  natalizie”. Ho scattato un po di foto in bianco e nero che qui pubblico.https://i0.wp.com/c2.api.ning.com/files/aHuH4uMIxiz9KwVlvDN54bNqon400QoKzscdotY-ohmJu-3AIzGS7osHieE1k5Na/ViaLucagiordanodisera5.JPGPer le altre clicca qui: http://www.picturesocial.com/photo/albums/via-luca-giordano-di-sera

Piazzetta Nilo, il Dio Nilo

il dio nilo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

(Reindirizzamento da Statua del Nilo)

Coordinate: 40°50′56″N 14°15′22″E / 40.848752, 14.256096

Piazzetta Nilo è una delle tante piazzette di Napoli situate all’interno della vecchia cinta muraria, per la precisione a Spaccanapoli.

La piazza si chiama così da duemila anni per via degli Alessandrini che si stanziarono in quel punto della città. Gli Alessandrini qui avevano abitazioni, botteghe ed i loro interessi; decisero così di far erigere un monumento che ricordasse la loro patria.scultura a piazzetta nilo

La statua raffigurava il Dio Nilo come un vecchio barbuto e seminudo disteso su una pietra, con a destra una cornucopia e con i piedi appogiati sulla testa di un coccodrillo. La scultura è collocata nella posizione originaria, ma nel Medioevo la statua rimase senza testa fino al XVII secolo, quando l’amministrazione cittadina provvide alla realizzazione di un’altra testa.

Ciononostante, per un altro periodo la statua sparì dalla sua classica ubicazione senza che nessuno fosse in grado di dare le notizie precise alla sua collocazione. Secondo gli scritti di Bartolomeo Capasso ricomparve nel 1476 quando le monache del monastero di Donnaromita vendettero il loro vecchio monastero per far posto al Sedile di Nido; si presume che durante l’erezione del monastero fu inglobata nella fabbrica e che successivamente alle demolizione del monastero fu ritrovata la statua.

Nei pressi della piazza si possono ammirare i seguenti edifici:

Basilica di Santa Chiara (Napoli)

ingreso chiesa di santa chiara

Basilica di Santa Chiara (Napoli)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Coordinate: 40°50′47″N 14°15′11″E / 40.846490, 14.253055

« Munastero ‘e Santa Chiara / tengo ‘o core scuro scuro… / Ma pecché, pecché ogne sera, / penzo a Napule comm’era, / penzo a Napule comm’è… »
(Questa canzone venne scritta in memoria alla semi-distruzione della Basilica, a seguito dei bombardamenti aerei del 4 agosto 1943; data in cui il notevole interno barocco andò perduto)

Vista della chiesa dall’alto (fianco destro e campanile), presso la certosa di San Martino

La basilica e il complesso monastico di Santa Chiara (anche conosciuti come Monastero di Santa Chiara) furono edificati tra il 1310 e il 1340, su un complesso termale romano del I secolo d.C., per volere di Roberto d’Angiò e della regina Sancia di Maiorca, nei pressi della cinta muraria occidentale, a Napoli. È la più grande basilica gotica della città.

Originariamente costruita in forme gotiche provenzali, tra il XVII e il XVIII secolo venne ampiamente ristrutturata in forme barocche da Domenico Antonio Vaccaro.

Durante la seconda guerra mondiale un bombardamento degli Alleati del 4 agosto 1943 provocò un incendio durato quasi due giorni e distrusse la chiesa quasi interamente. Nell’ottobre 1944 Padre Gaudenzio Dell’Aja fu nominato “Rappresentante dell’Ordine dei Frati Minori per i lavori di ricostruzione della Basilica”, alla cui ricostruzione partecipò in prima persona. In seguito venne riportata al presunto e spoglio aspetto originario da un massiccio e discusso restauro conclusosi nel 1953.

finestra frontale della chiesa di santa chiara - na

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La basilica

Stemma marmoreo del Regno di Napoli sul pavimento

L’accesso, in via Benedetto Croce, è costituito da un grande portale gotico del Trecento, sormontato da un’unghia aggettante di lastre di piperno.

La facciata è preceduta da un pronao a tre arcate ogivali, di cui quella centrale inquadra il portale di marmi rossi e gialli con lo stemma di Sancia. Il rosone in alto è stato realizzato durante la ricostruzione.

Interno

La basilica oggi

La basilica è lunga circa 130 metri (compreso il coro delle monache), alta 45 (la chiesa a navata unica più alta d’Europa fino all’avvento delle nuove strutture[senza fonte]) e larga circa 40. Tra il 1742 e il 1762 l’aspetto gotico fu celato da decorazioni barocche progettate da Domenico Antonio Vaccaro, Gaetano Buonocore e da Giovanni del Gaizo. La volta fu decorata da stucchi e affreschi di Francesco de Mura, Giuseppe Bonito, santa chiara vista da piazza dl gesù nuovo 2Sebastiano Conca e Paolo de Maio. Il bombardamento alleato del 1943 distrusse il tetto e la decorazione barocca, mentre le opere scultoree furono totalmente o parzialmente danneggiate; quelle sopravvissute, dopo la ricostruzione, furono spostate in un altro luogo, tranne il pavimento disegnato da Ferdinando Fuga.

L’interno risulta attualmente formato da un’unica navata rettangolare, disadorna e senza transetti, con dieci cappelle per lato. Sulla parete di fondo è posto il “sepolcro di Roberto d’Angiò“, opera dei fiorentini Giovanni e Pacio Bertini. Ai lati del sepolcro del re ci sono quelli del primogenito Carlo, Duca di Calabria e di Maria di Valois (1311-1341), entrambi di Tino di Camaino, e il “sepolcro di Maria di Durazzo“, di un ignoto maestro durazzesco.

Sulla controfacciata si trovano altri sepolcri: quello “di Antonio Penna”, opera di Antonio Baboccio, e quello “di Agnese e Clemenza di Durazzo”.

Nelle venti cappelle ci sono tombe realizzate tra il XIV e il XVII secolo, appartenenti ai personaggi di nobili famiglie napoletane. All’ingresso, subito a sinistra, c’è la tomba di Salvo D’Acquisto.

Nella terza cappella si trovano due sarcofagi dei Del Balzo, nella sesta cappella due bassorilievi trecenteschi con il “Martirio della moglie di Massenzio”, nella settima cappella quanto è rimasto del sepolcro di Ludovico di Durazzo, opera trecentesca di Pacio Bertini.

Fa storia a sé la nona cappella che ha conservato la struttura barocca ed è attualmente il sepolcreto ufficiale dei Borbone, dove riposano i Sovrani delle Due Sicilie, da Ferdinando a Francesco II.

Tomba reale del Medioevo

A destra del presbiterio si passa alla barocca sagrestia con affreschi e mobili risalenti al 1692; in una sala adiacente si può ammirare un panno ricamato del XVII secolo. Altri due ambienti di passaggio, il primo decorato da maioliche del XVIII secolo e il secondo con affreschi di un pittore fiammingo del XVI secolo, si passa di fronte ad una scalinata chiusa al pubblico che sale al convento, e quindi per un portale gotico, si accede al “Coro delle monache”.

All’interno sono presenti Le Storie Testamentariee L’Apocalissedi Giotto, andati quasi interamente perduti durante i restauri barocchi e i bombardamenti alleati.

Coro delle monache

Il coro, concepito come una piccola chiesa riprende una sala capitolare. Conserva l’arcosolio del Re Roberto degli scultori Giovanni e Pacio Bertini, e, sulle pareti, resti di affreschi di Giotto e frammenti di alcuni affreschi rinascimentali.

Chiostri

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiostri di Santa Chiara.

I chiostri di Santa Chiara sono tre:il campanile di santa chiara visto dall'esterno

  1. Chiostro delle Clarisse
  2. Chiostro dei Frati Minori
  3. Chiostro di Servizio

Chiostro delle Clarisse

Il chiostro fu completamente trasformato da Domenico Antonio Vaccaro che mantenne la struttura gotica ridisegnando solo il giardino rustico decorato da preziose “riggiolemaiolicate, ricollocate dopo la seconda guerra mondiale, di Giuseppe e Donato Massa.

Il giardino è circondato da un ambulacro leggermente rialzato, che presenta alle pareti affreschi barocchi e un muretto decorato da riggiole con paesaggi; due viali dividono il chiostro a croce il giardino, fiancheggiati da sedili rivestiti da riggiole con “Paesaggi”, “Scene campestri”, “Mascherate”, “Scene mitologiche” ecc.

Tra le aiuole ci sono due fontane con fondo ricoperto da riggiole, una delle quale è ornata da due figure di leoni del XIV secolo.

Chiostri minori

I due chiostri minori hanno conservato la struttura gotica originaria. Il “chiostro dei Frati Minori”, contemporaneao di quello delle Clarisse, è circondato da arcate ad archi acuti, poggianti su pilastri sormontati da capitelli di vario disegno. Il “Chiostro di Servizio”, posto dietro il settecentesco refettorio, risale al XIV secolo.

Museo dell’Opera di Santa Chiara

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Museo dell’Opera di Santa Chiara.

Nel complesso monumentale, al piano terra del “chiostro delle Clarisse”, è ospitato il “museo dell’Opera di Santa Chiara”, nato con l’obiettivo di ricostruire la storia della fabbrica della chiesa. Il museo comprende varie sezioni che illustrano i resti archeologici rinvenuti sotto la basilica, ne narrano la storia ed espongono oggetti sacri, in particolare reliquari.

Bibliografia

  • AA.VV., Il Monastero di Santa Chiara, Electa-Napoli, 1995.

Voci correlate

Collegamenti esterni