Chiesa di San Giovanni Maggiore (Napoli)


abside chiesa san domenico maggiore

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Chiesa di San Giovanni Maggiore (Napoli)

Coordinate: 40°50′44″N 14°15′20″E / 40.845464, 14.255520

Uno degli ingressi alla basilica

La chiesa di San Giovanni Maggiore è tra le più importanti chiese basilicali di Napoli, situata all’omonimo largo, nei pressi di San Bonaventura nel centro antico della città. Nei suoi pressi, anche la chiesa monumentale di San Bonaventura.

La struttura è chiusa da decenni per lavori di restauro e indagini archeologiche.

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Storia

particolare della chiesa di san domenico maggiore

La concessione imperiale della libertà di culto, a partire dal celebre Editto del 313, rese possibile la costruzione di questa chiesa, quale luogo di culto all’aperto, ed ispirò anche numerose leggende circa i motivi della sua costruzione.

Una di queste leggende tramanda che Costantino avesse desiderato la costruzione della chiesa come ringraziamento per lo scampato pericolo ad un naufrag

io della figlia Costanza.

L’epoca di fondazione della basilica, apposta ad un preesistente tempio pagano (forse dedicato ad Ercole o ad Antinoo), sarebbe da collocare intorno all’anno 324, come avvalorato da un’iscrizione di epoca greca rinvenuta su di un architrave.

Tuttavia è certo che un’ampia ricostruzione avvenne oltre due secoli più tardi per opera del vescovo Vincenzo (in carica tra il 558 ed il 581).

Probabilmente la basilica, costruita al tempo della dominazione bizantina di Belisario, era ricca di mosaici e cupole (Bartolomeo Capasso – Napoli greco-romana – Napoli, 1905) e fu poi rimaneggiata in epoca normanna prima ed angioina poi.

Le ultime cospicue trasformazioni si ebbero per opera di Dionisio Lazzari nel 1685 e successivamente sia le trasformazioni barocche che quelle settecentesche fecero sì che non rimanesse più molto del tempio originario.

Una rovinosa caduta di frammenti dipinti della volta alla fine del XIX secolo avviò altri programmi di restauro, l’ultimo dei quali ancora in corso, ormai da decenni, che motiva la chiusura della chiesa al culto ed alle visite turistiche.

La chiesa ha subito numerose spoliazioni da parte di ladri.

L’interno

La chiesa attualmente si presenta con un impianto tipicamente basilicale: una navata centrale e due navate laterali con nove cappelle, e un transetto con due cappelle più grandi.

Tracce dell’antica costruzione paleocristiana si conservano visibili nell’abside di forma semicircolare, costituita da quattro arcate poggianti su pilastri che davano su un deambulatorio, in continuazione delle navate laterali.

Sulla controfacciata è raffigurata la Predica del Battista ai discepoli, santo cui è dedicata la chiesa, in un grande affresco di Giuseppe De Vivo (1730).

Mutilato dai ripetuti furti susseguitisi negli anni, si presenta invece l’imponente altare maggiore di Domenico Antonio Vaccaro, costruito nel 1743, e limitato da due balaustre marmoree. Ai lati dell’altare vi sono due colonne corinzie romane con pulvini del VI secolo.

Il cappellone del Crocifisso, nel transetto sinistro, presenta una raffigurazione in stucco con statue di Costantino e Sant’Elena ad opera di Lorenzo Vaccaro, mentre a sinistra, verso l’ingresso dell’ Oratorio della Confraternita dei LXVI Sacerdoti (ricco di decorazioni settecentesche), è possibile vedere due lapidi di inizio XI secolo (anni 999-1003), da riferirsi alla fondazione e consacrazione della basilica.

Opere non più presenti nella chiesa

Da ricordare che, in seguito alle vicissitudini patite da questa chiesa, numerose opere non vi sono più contenute. Tra queste vale la pena di ricordare:

  • un dipinto che raffigurava Santa Maria dei Greci (detta anche di Costantinopoli), nella cappella di Santa Maria di Costantinopoli;
  • San Francesco di Paola di Giovanni da Nola, nella cappella Ravaschieri;particolare esterno della chiesa di san domenico maggiore
  • San Giacomo della Marca di Giovanni da Nola, nella cappella Ravaschieri;
  • Battesimo di Gesù di Giovanni da Nola (1534);
  • Crocifisso romanico, sull’architrave della sacrestia.

Altre opere (da verificare)

  • frammenti di transenna (del XI-XII secolo);
  • crocifisso ligneo (di XII secolo);
  • rilievi ‘500eschi, in parte di Giovanni da Nola;
  • statua lignea di “San Giovanni Battista” (di XIV secolo);
  • presepio in terracotta (XVIII secolo).

Bibliografia

  • Bartolomeo Capasso, Napoli greco-romana, Napoli, 1905.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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