Via Caracciolo

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Via Caracciolo

Via Caracciolo, lungo la Villa Comunale

Via Caracciolo è una lunga ed ampia promenade di Napoli, che, fiancheggiando il Parco della Villa Comunale e la Riviera di Chiaia, costituisce (con via Nazario Sauro e via Partenope) parte del lungomare della città.

Il suo nome ricorda l’ammiraglio Francesco Caracciolo, eroe della Repubblica Partenopea, impiccato nel 1799 da Nelson all’albero maestro della sua nave e gettato nelle acque del Golfo di Napoli, il cui cadavere riemerse e fu raccolto sul litorale di Santa Lucia[1].

Creata su una colmata nel 186980, la grande strada è considerata una delle più belle litoranee del mondo[2], e corre fino a Mergellina con visioni panoramiche sulla città e sulle colline del Vomero e di Posillipo.

Strada a scorrimento veloce, ma dotata di ampi marciapiedi, viene talvolta chiusa al traffico, e dedicata allo svago dei cittadini. È separata dal mare solo da alcune scogliere artificiali, che hanno preso il posto delle antiche spiagge di cui restano solo alcuni frammenti in prossimità delle rotonde; un progetto del Comune di Napoli prevede per il futuro la ricostituzione dell’arenile.

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Note

  1. ^ Vincenzo Cuoco, Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799
  2. ^ Napoli e dintorni, Touring club italia, Touring Editore, 2001.
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Centro Direzionale

https://i1.wp.com/c2.api.ning.com/files/JQyG3-0GjxcESYahOPrdRj7sP8Um4ClEsvr3YjeGaLmNBA6HBhfhOcngcqKwTJ-W/Ilcentrodirezionalenapoli62.jpgQuesta mattina sono andato al Centro direzionale di Napoli, per scattare alcune foto agli ediici che ne formano il complesso. Era da tempo che volevo fare questi scatti, a quello che io ritengo essere un vero è proprio “pugno nello stomaco”  nella mia città. La giornata è stata piuttosto fredda e per questo motivo c’era poca gente in giro (a parte il fatto che è domenica e gli uffici e le attività sono tutti chiusi. Mi sembrava di stare in una costruzione di mattoncini Lego.

Quà e là, intravedevo qualche passante (quasi tutti extracomunitari senza una fissa dimora, alla ricerca di un posto dove ripararsi), qualche auto della vigilanza e della polizia. Sarà stato il freddo sarà stata la giornata plumbea, ma  devo dire che nel complesso l’atmosfera era piuttosto spettrale, e per certi versi inquietante, come spettrale fredda e inquietante è l’intera struttura di questi palazzi dall’aspetto  innaturale per il tipo di città che li “ospita”.

Per le altre foto clicca qui: Centro Direzionale di Napoli

qui

Centro Direzionale, Napoli, NA 80143
081 5625400
Ottieni indicazionihttps://i1.wp.com/c2.api.ning.com/files/r0q3It-D9MvxZJfASDAQI8mfiipv6DRR2pYHGRXndoghbK4YcFm7fVcb6a41moIW/Ilcentrodirezionalenapoli57.jpg

Real Albergo dei Poveri

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

real albergo dei poveri (1)

Coordinate: 40°51′49″N 14°15′56″E / 40.863465, 14.265460

Albergo dei Poveri: visuale dall’alto

Il Real Albergo dei Poveri (anche Palazzo Fuga e, nell’uso popolare, Reclusorio o Serraglio) è il maggiore palazzo monumentale di Napoli ed una delle più grandi costruzioni settecentesche d’Europa: la facciata ad esempio si estende per un fronte continuo di 354 metri, circa cento metri in più rispetto al prospetto della non distante Reggia di Caserta. L’edificio è inoltre dotato di ben 430 stanze (distribuite su quattro livelli), la più grande delle quali (l’ex dormitorio) misura 8 metri in altezza.[1]

Risale alla metà del Settecento. Nel 1751 Ferdinando Fuga venne chiamato a Napoli, nell’ambito del programma di rinnovamento edilizio del nuovo re Carlo III di Borbone, con l’incarico di progettare il gigantesco Albergo dei Poveri, un edificio tipicamente illuminista, rivolto all’accoglienza della popolazione più povera del Regno. L’opera rimase incompiuta, ma nonostante la sua attuale mole (oltre 100.000 metri quadri di superficie utile), l’edificio è solo una parte di quello che avrebbe dovuto essere una volta terminati i lavori.

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Progetto e funzione

L’esterno

Il progetto prevedeva l’edificazione di una struttura capace di accogliere circa ottomila tra poveri, diseredati, sbandati e immigrati di tutto il Regno. Nell’ospizio gli ospiti erano divisi in quattro categorie: uomini, donne, ragazzi e ragazze. Il progetto originario prevedeva un complesso edilizio molto più grande di quello attuale. Doveva estendersi su una vasta superficie con un prospetto di 600 metri di lunghezza e una larghezza di 135 metri e comprendere cinque grossi cortili; in quello centrale era prevista l’edificazione di una chiesa con pianta stellare a sei bracci.real albergo dei poveri (2)

Storia

Nelle scuole – officine del Real Albergo dei Poveri, vennero ospitati anche gli orfani maschi della Santa Casa dell’Annunziata. Lo scopo di questa caritatevole reggia dei poveri fu quello di assicurare ai meno fortunati mezzi di sussistenza e l’insegnamento di un mestiere. Nel 1838, nelle sale dell’Albergo trovò posto una scuola che sarebbe poi diventata in breve tempo famosa: la Scuola di Musica che fornì per vari anni suonatori provetti alle compagnie militari. In essa si avvicendarono insegnanti notissimi, tra i quali Raffaele Caravaglios. Sorse anche una scuola per sordomuti, ma col mutare dei tempi, l’Albergo dei Poveri perse la sua primitiva impronta. Nel corso degli anni si avvicendarono nei suoi locali un Centro di Rieducazione per Minorenni, un Tribunale competente a giudicare le cause riguardanti i minori di diciotto anni, un cinema, officine meccaniche, una palestra, un distaccamento dei Vigili del fuoco e l’Archivio di Stato civile.

In seguito al terremoto del 1980 un’ala dell’edificio ancora adibita ad ospizio crollò. Nel crollo persero la vita alcune anziane donne e due persone che le assistevano.

Il palazzo, attualmente, è in fase di recupero.[2] I restauri sono stati affidati, giusta gara europea, dal Comune di Napoli, proprietario, ad un gruppo internazionale di professionisti guidati dallo strutturista romano Giorgio Croci e dall’architetto specialista francese Didier Repellin. Fra i membri del gruppo architetti di livello europeo del calibro di Paolo Rocchi, Pascal Prunet, Francesca Brancaccio, Nicolas Detry. Fra i consulenti i professori Elio Giangreco e Giovanni Carbonara. I progetti e i lavori di restauro, in ossequio ai principi del restauro critico, mirano al recupero filologico delle parti perdute o danneggiate che sono individuabili ed alla proposta di nuovo materiali e nuove tecnologie laddove la conoscenza non è più recuperabile, in nome di principi semplici di eco-compatibilità e sostenibilità. L’attuale copertura in calcestruzzo armato viene ad esempio sostituita da una copertura con pannelli solari, i materiali originari come tufo, mattoni, calce sono reimpiegati, si restaurano gli antichi infissi in legno, si recuperano le acque di pioggia attraverso un sistema di cisterne.real albergo dei poveri (3)

Esterno

Il gigantesco edificio, benché incompiuto, si estende su di una superficie di 103.000 metri quadri ed ha una facciata lunga 354 metri intervallata da lesene, caratterizzata inoltre da cinque ordini di finestre e tre marcapiani con timpano centrale: monumentale è la scalinata a doppia rampa che segna l’ingresso principale alla struttura.

Interno

Il cortile è occupato dal corpo a croce di Sant’Andrea costituito da un solo piano che sarebbe dovuto essere la base della grande chiesa a pianta stellare con sei bracci. Gli spazi sono per lo più di dimensioni grandiose.

Note

  1. ^ http://www.danpiz.net. Real Albergo dei Poveri (Palazzo Fuga). URL consultato il 24-07-2009.
  2. ^ http://www.comune.napoli.it. La città dei giovani nel Real Albergo dei poveri. URL consultato il 24-07-2009.

Bibliografia

  • Paolo Giordano, Ferdinando Fuga a Napoli. L’Albergo dei Poveri, il Cimitero delle 366 fosse, i Granili, Edizioni del Grifo, 1997.
  • Francesco Lucarelli, La vita e la morte, dal Real Albergo dei Poveri al Cimitero della 366 Fosse, Edizioni Del Grifo, 1999.

Voci correlate

Art Metrò di Salvator Rosa

Questo pomeriggio, mentre mi recavo al lavoro, mi sono fermato a scattare alcune foto alla stazione della metropolitana collinare di via Salvator Rosa. Trovo che questa stazione sia la più bella delle altre che fanno parte dell’itinerario delle cosidette Art Metrò. Non ho avuto il tempo di scendere fin sotto  per scattare foto anche alle opere  che vi sono esposte (sicuramente lo farò). Nel frattempo  ci accontentiamo di quello che vi mostro in questo post. Per le altre foto (21 in tutto) cliccate qui:Arte Metrò di via Salvator Rosa, Napoli.

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Rose

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Ti regalerò una rosa I Will Give You a Rose

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore

Mi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perché non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un’emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare

Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perché ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore

I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio… misurate le distanze
E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?

Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore

Mi chiamo Antonio e sto sul tetto
Cara Margherita son vent’anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare

I will give you a rose
A red rose to paint everything
A rose to comfort your each and every tear
And a rose to show you my love
I will give you a rose
A white rose as if you were my wife
A white rose to help you forget
Each little pain

My name is Antonio and I’m mad
I was born in 1954 and I’ve lived here since I was a baby
I believed I could talk with the devil
So they closed me in a mental home for forty years
I’m writing you this letter because I don’t know how to talk
Forgive the handwriting of a school child
And I’m astonished I’m still feeling emotions
But it’s the fault of my hand that won’t stop shaking

I’m like a piano with a broken key
The dissonant chord of an orchestra of drunks
Day and night seem the same
In the dim light the pierces the opaque glass
I’m still pissing myself because I’m afraid
To the sane, we have always been rubbish
Smelling of piss and sawdust
This is mental illness and there is no cure

I will give you a rose
A red rose to paint everything
A rose to comfort your each and every tear
And a rose to show you my love
I will give you a rose
A white rose as if you were my wife
A white rose to help you forget
Each little pain

Mad people are like question marks with no sentences
Thousands of spaceships that never return home
They are snowmen spread out under the sun
Mad people are messengers of a God that doesn’t want them
I build snow for myself out of polystyrene
My illness is that I’ve been left alone
Now take a telescope and measure the distance
Look between me and you – who is more dangerous?

We loved each other secretly in a hospital ward
Finding a corner that would be ours alone
I remember the few moments when we felt alive
Not like the medical records crammed in the archives
Of all my memories, you’ll be the last to disappear
You were like an angel tied to a radiator
In spite of everything I’m still waiting for you
And when I close my eyes I feel your hands caressing me

I will give you a rose
A red rose to paint everything
A rose to comfort your each and every tear
And a rose to show you my love
I will give you a rose
A white rose as if you were my wife
A white rose to help you forget
Each little pain

My name is Antonio and I’m on the roof
Dear Margherita, I’ve waited for you for 20 years
We go mad when no one understands us
Also when your best friend betrays you
I leave you this letter, now I must go
Forgive the handwriting of a school child
Are you astonished I’m still feeling something?
Surprise yourself again because Antonio knows how to fly